Questo primo maggio è la festa del lavoro che cambia. Non tanto perché il ministro Fornero ha presentato nuove regole del mercato del lavoro, ma perché le trasformazioni che stiamo vivendo sono strutturali e ci stanno presentando un mondo assai diverso dal passato.
Il lavoro rappresenta la dignità della persona, la sua possibilità di vivere adeguatamente con gli altri. Senza lavoro e senza sostentamento economico non esiste niente. Però dovremmo convivere da ora in avanti con un’idea diversa del lavoro.
L’attuale governo ha più volte ribadito come sia importante tutelare il lavoratore e non il posto di lavoro. Nel passato potevamo permetterci di far sopravvivere mestieri e aziende che non avevano più alcuna utilità economica. Questo non sarà più possibile. Le aziende fuori mercato devono rimanere “fuori dal mercato”, i lavoratori devono essere tutelati nel trovare un impiego alternativo, più produttivo e sostenibile. Così l’Italia potrà sopravvivere e competere adeguatamente nei mercati globalizzati.
Le nuove generazioni avranno per forza un mercato del lavoro più difficile e duro di quello passato, anche perché il loro orizzonte non sarà solo l’Italia, ma l’Europa e il mondo intero. Quindi un mercato del lavoro ed una competizione senza confini. Eppure queste nuove generazioni un vantaggio lo hanno: a scuola hanno trovato come compagni di banco bambini di varie nazionalità. Questa relazione stretta tra culture diverse porta grandi benefici in termini di crescita personale, elasticità mentale, comprensione del mondo. Questi bambini un giorno dovranno spostarsi dal loro paese di origine e fare affari con marocchini, tunisini, nigeriani, indiani, cinesi, coreani, canadesi, messicani, brasiliani, australiani, ecc. Quale migliore scuola avere già nel proprio quotidiano una normale, scontata relazione multiculturale?
Questo lo diciamo prendendo a riferimento quei genitori che ci hanno raccontato storie accadute ad Acquasparta. Feste di compleanno (siamo sicuri pochissime) dove venivano invitati solo bambini italiani, con conseguenti “ritorsioni” con altre feste nelle quali venivano esclusi i bambini delle famiglie che avevano fatto scelte di selezione.
Questi casi, crediamo isolati, è bene che si superino in fretta. Soprattutto per il futuro dei bambini. Quei bambini che molto presto avranno la necessità di uscire dai confortevoli confini nazionali e fare affari con i loro compagni di banco di un’altra nazione del mondo.

